LUGLIO 2010 - PARLAMIDITE.COM



Intervista ad Emanuel Gavioli tratta dal sito Parlamidite.com

Emanuel Gavioli… perché intitola il Suo racconto “Squarciafavole”?

E' una parola presente nella canzone 1.9.9.6 degli Afterhours.
L'ho fatta mia per necessità, 'Squarciafavole' rappresenta alla perfezione la storia da me narrata. Volevo un titolo che fosse una parola unica, o che suonasse come una parola unica. Diretta, come un marchio.
E in più ho omaggiato un gruppo musicale che amo particolarmente.

Un libro “tascabile”, dimensioni contingenti o ricercate?

Piccolo, essenziale, denso. Doveva essere così.
Una lettura corta e minuscola per una storia d'amore corta e minuscola. C'è già troppo odio, e troppo squallore in quelle piccole e poche pagine. Non c'era bisogno di enfatizzare ancora di più con dimensioni diverse.

Il protagonista è un venticinquenne sognatore, il cui primo desiderio è quello di credere alle sue favole, di conservare sempre una speranza. Come aiutare il disilluso?

Un destino favorevole può aiutare un disilluso. Nient'altro.

La nebbia dell’Emilia Romagna viene offuscata ancor di più dall’alcol di cui fa abuso il protagonista. Si è voluto far riflettere sulla sofferenza provocata dalle dipendenze?

Assolutamente no, volevo far riflettere sul fatto che certe volte è quasi d'obbligo rifugiarsi nella dipendenza. La pochezza di molte persone, la stupidità, e la cattiveria possono essere coltellate tremende nella lucidità. A volte bisogna eccedere. Ubriacarsi, fare a pugni, correre fino a farsi quasi scoppiare il cuore. Senza eccessi come si fa a sopportarsi e a sopportare? Io personalmente non ci riuscirei. Mi ubriaco spesso, per scaricarmi, per tornare nuovo, per sopportare me, e per sopportare chi proprio non riesco a sopportare. Se il protagonista del racconto non si fosse mai ubriacato credo sarebbe finito in un inferno, non sarebbe riuscito a piangere, a trovare il coraggio di dire determinate cose. E forse sarebbe scoppiato. Avrebbe fatto la classica 'cazzata'.
Quindi ragazzi ubriacatevi, ma con moderazione.

“Sono i difetti che fanno la differenza, sono i difetti che cambiano le carte in tavola e spesso rendono la mano migliore”. Come ammorbidire i perfezionisti?

Personalmente non ne ho mai incontrato uno di perfezionista.
E forse, se un giorno mi capiterà di incontrarne uno, lo prenderò a male parole.
La frase citata l'ha scritta Matteo Santunione, dovrei chiederlo a lui come si fa ad ammorbidire un perfezionista.

Ci permetta di conoscerLa meglio. Ci racconta di Lei?

Non c'è molto da raccontare. Sono una persona che ama cullare i propri vizi, una persona egocentrica, molto rancorosa, solitaria a periodi. Mi piace sognare e fare grandi progetti, ma in realtà poi vivo la giornata e mi guardo tanto intorno, nella speranza di trovare qualcosa che mi tenga legato alla vita con entusiasmo.
Sono una persona che si guarda tanto intorno. Questa frase mi rappresenta alla perfezione.
Non vi dico altro, preferisco essere conosciuto da un lettore attraverso ciò che scrivo.

Sceneggiatore e aiuto regista, con l’arte ci lavora. Cosa L’ha spinta anche a scrivere?

In realtà il mio vero lavoro consiste nella carpenteria. Mi guadagno da vivere così da quando ho diciassette anni.
Il cinema è la mia principale passione, e si girano cortometraggi solo per passione, senza riscontri economici, sperando però che qualcuno un giorno possa notare me e le persone con cui collaboro.
La scrittura l'ho scoperta per caso, o quasi. Stavo passando un brutto periodo, la depressione e qualche eccesso di sostanze alcoliche mi portarono ad essere prigioniero di me stesso. Scelsi la scrittura come sfogo, come terapia al male. Inutile dire che servì. Passò qualche anno ed incontrai una ragazza di cui mi innamorai, lei si approfittò di me, e si divertì a farmi del male psicologico, mi usò, mi succhiò tutto l'amore che avevo dentro e poi lo sputò nella bocca dei suoi numerosi amanti. Stetti male e provai di nuovo a scrivere...
Ora sono così dipendente della scrittura da non potermi permettere di andare in nessun luogo senza una penna e un taccuino nelle tasche. Sono le mie armi in questa società di egoisti, opportunisti, bugiardi, e depravati.

Cos’hanno detto le persone che La conoscono leggendo il Suo libro?

Bello, brutto, personale, troppo personale, inutile, troppo corto, commovente...
Ho ricevuto pareri discordanti, e anche qualche silenzio. Le persone che mi conoscono meglio e che mi vogliono bene dicono di averlo apprezzato molto, ma sono miei tifosi, e magari lo dicono solo per rendermi felice.
Domanda con cui La salutiamo. Ha altri progetti letterari nel cassetto?
Certo. Ho scritto diversi racconti, forse presto pubblicherò un'antologia. Sto cercando anche un nuovo genere a cui dedicarmi, sono molto propenso al noir, ma non sono ancora certo di esserne all'altezza. Le esperienze della vita mi guideranno, ed io seguirò il mio istinto. Spero mi porti lontano, per davvero. E che questo sia l'inizio di una lunga avventura. Vorrei che la scrittura continuasse ad essere una costante nella mia vita. Vedremo cosa accadrà. Tutto dipenderà dal tipo di musa ispiratrice che incontrerò... sempre se la incontrerò. Ma credo che incontrerò presto una ragazza adatta a me, e che saprà aiutarmi nelle scelte. A conti fatti sono un bellissimo ragazzo quando non sono sotto la luce del sole...